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IL DENARO COME SPECCHIO

Sono economista. E questo potrebbe essere un problema.

Perché studiare economia, prendere la specializzazione di analista finanziario, ottenere un post graduate in Financial Management, hanno significato – per me - acquisire concetti e teorie come se fossero vere.

Dopo aver lavorato per quindici anni nei salottini di banche come consulente Priv

ate Banking, dopo aver fatto perdere ai miei genitori un bel po' di soldi con l’acquisto di obbligazioni convertibili della defunta Swissair e dopo aver vissuto dal fronte la grande crisi finanziaria del 2008, adesso l’ho capito: nonostante tutto quello che mi hanno insegnato, il denaro non è denaro.

Il denaro non è neutro.

Il denaro è un’illusione che muove il mondo.

Il denaro è lo specchio delle mie ombre e paure.




In qualità di fondatrice di una micro impresa, ogni giorno mi confronto con questo specchio: che valore hanno i soldi? Come posso raggiungere la sostenibilità finanziaria necessaria per poter proseguire la mia attività e nel contempo cambiare il mondo, cominciando dall’economia. incarnando i valori e la visione che oggi mi muovono?

Perché quando voglio vendere i miei prodotti, nei quali credo, sento sempre una specie di “disagio”?

Sto forse proiettando delle paure che impediscono all'impresa di fiorire come vorrei?

Queste e molte altre domande mi hanno accompagnata e alcune mi abitano ancora nel quotidiano.

Il lavoro personale sui soldi mi ha permesso di acquisire maggiore chiarezza, di liberare creatività e potenziale e di permettere alla vita, quindi ai soldi, di fluire sostenendomi e permettendomi di essere al servizio della mia missione.


Accompagnare persone e organizzazioni in questo percorso, che per me è il percorso di una vita, mi permette di vedere la ricchezza della vita in azione. Quando le persone dicono di non potere cambiare lavoro anche se quello che fanno non è quello che vorrebbero fare, che DEVONO farlo perché DEVONO pagarsi da vivere, mi assale una profonda tristezza. Quel DEVO da dove nasce? Dal mondo interiore o dall’esterno?

Se percepiamo il DEVO come una forza imposta dall’esterno, è normale sentirsi impotenti. Ma se il denaro è un’illusione collettiva, siamo veramente così impotenti? E se ci riappropriassimo di quel potere e volessimo provare ad esplorare la possibilità che quel DEVO arriva dal mondo interiore e che possiamo modificare qualcosa lì?

Portare consapevolezza nella nostra relazione col denaro è come varcare una soglia, aprire un portale che conduce a nuove potenti comprensioni di chi siamo e di come abbiamo introiettato preconcetti, modelli di pensiero e credenze limitanti sul denaro (e su noi stessi) dalla nostra famiglia e dalla nostra cultura.


Il mio, il nostro invito è quello di avvicinarsi a questo percorso in modo giocoso e insieme ad altre persone.

Condividere il gioco significa anche comprendere come il denaro sia qualcosa di diverso per ciascuno di noi: al di là delle apparenze, del suo ruolo di unità di misura e tante altre storie che ci vengono raccontate e ci raccontiamo per darci sicurezza e per esorcizzare le nostre paure, il denaro è in primo luogo un mezzo di scambio di cui non avremmo nemmeno bisogno se ci fidassimo completamente gli uni degli altri. Partire dalla fiducia, dal piccolo gruppo per poi “scalare” all’impresa, all’organizzazione, alla società e al mondo, è un modo originale per darci la possibilità di diventare chi vogliamo diventare.

 
 
 

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Manuela Pagani Larghi

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