Come per gioco
- Manuela Pagani Larghi

- 3 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Il denaro nelle nostre vite
Ieri ho condotto il laboratorio The New Money Game a Mendrisio (Ticino, Svizzera). Specifico il luogo perché quello che desidero condividere è il racconto di un’esperienza il cui significato e la cui forma hanno molto a che vedere col “campo sociale”¹ nel quale l’esperienza è radicata.
Il New Money Game è un gioco serio coi soldi, inventato da Daniel Ofman e poi ripreso dal collettivo Greaterthan. Lo trovo una modalità leggera e nel contempo potente per far emergere credenze operanti sul denaro, emozioni e comportamenti legati al denaro che guidano le nostre vite, spesso senza che ce ne accorgiamo. Dopo averlo sperimentato e aver vissuto un “aha moment” , mi sono resa conto di aver avuto molte intuizioni. Nei giorni a seguire, cercando di riportare alla mente le intuizioni avvertivo un senso di inafferrabilità, ovverosia la difficoltà nel trasformare quelle intuizioni in qualcosa di concreto che potesse modificare alcuni miei comportamenti relativi al denaro. Così ho modificato leggermente il gioco e, soprattutto, ho aggiunto una fase finale di “prototipazione”: usando una strumento particolare co-creato col collega Paolo Fedi e un gruppo di praticanti di Theory U, chiamato Acccordo di Interdipendenza Generativo (ADIG), con cui accompagno le persone a identificare la credenza limitante attiva sul denaro e trasformarla in una nuova credenza sul denaro al servizio della vita.

Rimango sempre stupita da come le persone, in poco tempo, riescono a percepirsi una piccola comunità. Avere uno spazio protetto nel quale confrontarci, sperimentarci e dialogare alla luce del sole su un tema così ombroso ha qualcosa di straordinariamente umano. Fa emergere quel filo sottile che collega, come un micelio, le nostre esistenze.
In questa edizione, quello che mi ha stupito maggiormente è stata la percezione, condivisa da tutti i partecipanti, di vivere una condizione di deprivazione, cioè sentire di: “dare più di quello che si riceve” e - riferendo questa sensazione al denaro — di ricevere “meno denaro rispetto a quanto ci sia dovuto”.Ho percepito abitare in tutti il sentimento che “ci viene preso qualcosa che non viene corrisposto a sufficienza” e per il quale ci sentiamo di “diventare poveri”², di finire il Gioco con meno (meno denaro) e soprattutto di “essere meno”.
Questa consapevolezza di gruppo emersa grazie al gioco, mi ha riportato ai miei quindici anni di lavoro in banca. Negli ultimi mesi (era il 2012), prima di decidere di lasciare quel mondo, erano vivi in me il bisogno non soddisfatto di senso, di cura e di umanità. Nonostante lo stipendio elevato e lo status, una fame mordeva dal dentro pezzi di me, denutriti e affamati di altro. L’impressione è che questa percezione che il lavoro si prenda tanto, troppo di noi e che la ricompensa (soldi, status, ambiente di lavoro, prospettive,…) non sia più sufficiente poiché non più allineata con quello che vogliamo dalla vita.
Sono convinta che sempre più persone risuonino con questo tipo di esperienza. Molto spesso, quello che impedisce di cambiare traiettoria, di scegliere il nutrimento e la rigenerazione invece dell’estrazione, oppure ancora quello che ostacola il riconnettersi con la propria missione e il senso profondo del nostro vivere riconoscendoci interdipendenti è proprio lui, il denaro. O meglio, quello che il denaro pensiamo sia, individualmente e collettivamente e l’impatto che ha su di noi.
La mia ricerca di senso e umanità mi ha portata qui: ad accompagnare persone, gruppi e organizzazioni nell’esplorazione della nostra relazione col denaro. Perché da qui possiamo riconnetterci con le nostre parti affamate e nutrirle, insieme.
Note:
¹ Il concetto “campo sociale” si rifà alla campo sociale della Theory U
² Il termine “povero” e la riflessione che l’accompagna sono relativi al contesto e campo sociale in cui si realizza il gioco, ossia la Svizzera. Questa spiegazione ho voluto esplicitarla qui per il rispetto umano e l’empatia che provo verso tutti coloro che vivono in condizioni di povertà (di qualsiasi natura).



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